Valle di Renara, uno degli ambienti più impervi delle Apuane. E’ qui che si capisce la sofferenza e la fatica che i cavatori Massesi hanno dovuto sopportare per poter vivere è qui che si comprende quanto sudore hanno dovuto versare per poter vivere. E’ qui che da parte di tutti ci vorrebbe un po’ di rispetto per questo ambiente, rispetto che non hanno quelli che creano accampamenti lungo il fiume generando veri immondezzai.
Partiamo dal piazzale di Renara in direzione della lizza del Pianello o monorotaia, sono le 07:20, il percorso è facile e comodo, il sentiero in effetti è una strada carrozzabile per i camion che arrivavano fino al poggio caricatore della lizza del pianello.
Dopo circa quaranta minuti arriviamo al poggio caricatore della lizza del Pianello o Monorotaia è ancora esistente un vecchio carrello con cui scendevano i blocchi dalla cava di Ronchieri.
Sulla sinistra abbiamo il zucco del chiasso e a destra il cosi detto zucco appoggiato.
Percorriamo per pochi minuti la lizza della monorotaia e poi , come indicato da segni rossi posti alla base, deviamo a sinistra per salire verso la selletta alla base del zucco del chiasso, il sentiero sale ripidamente tra rocce e palero.
Dopo circa venti minuti siamo in cima, beviamo un sorso d’acqua e ci riposiamo un poco. Da qui si può ammirare un tratto della lizza del Penna Rossa che andava a finire nel canale di Renara.
Continuiamo per la cava, il sentiero non è molto difficoltoso anche se costeggiamo il fianco del monte ma ad un certo punto dobbiamo attraversare un breve tratto , circa sei metri, dove il sentiero è un po' esposto , infatti c’è da superare una cengia dove si deve fare un poco di attenzione.
Quasi tutti la percorrono con disinvoltura tranne uno , PeFola, che ha subito manifestato una certa insofferenza nell'attraversare la cengia e al termine, dove si doveva solamente aggirare una grossa roccia appuntita decide incomprensibilmente di scavalcarla.
Mi sono trovato PeFola sopra questa roccia appuntita completamente abbarbicato , con le gambe a penzoloni, che non andava ne avanti ne indietro ne a sinistra ne a destra. Le mani aggrappate al macigno che non riusciva a staccarle , tutto sudato e in affanno sembrava che se la stesse ingroppando. Non pronunciava una parola , fermo come un pappagallo sul trespolo. C’è voluto circa cinque minuti prima che scendesse in effetti è bastato un sorso di rhum.
Continuiamo nell’ascesa, sono le 9:40 e siamo alla prima cava , più piccola della seconda che si trova poco più in alto.
Visitata anche questa riscendiamo alla prima e proseguiamo seguendo dei piri che ci porta a girare sulla cresta dove aldilà troviamo un sentiero creato con i sassi che ci porta alla cava di Penna Rossa dove ci fermiamo per pranzare .
Sono le 10:00. Oggi abbiamo una colazione molto dietetica , focaccia con salcicce e stracchino . pensandoci bene la colazione è un motivo essenziale che ci spinge a fare queste escursioni di metà giornata.
Continuiamo a scendere su questo sentiero costruito dai cavatori per collegare le cave e raggiungiamo la cava della Cimetta, dall’omonima roccia li vicino, meta di molti escursionisti.
Adesso siamo nel versante di Resceto , vediamo in lontananza un gruppo di case chiamato la Serretta, si inizia a scendere , quì purtroppo non esiste una lizza in quanto i cavatori lizzavano direttamente sul ravaneto. Inizialmente teniamo la sinistra seguendo una traccia fatta dai vecchi cavatori ma poi dobbiamo proseguire sul ravaneto fino al poggio caricatore, da li si prosegue seguendo un sentiero carrozzabile costruito nel dopoguerra per far arrivare i camions .
Siamo giunti alla strada per Gronda che percorriamo per ritornare alle macchine, tratto di strada che potevamo evitarci risparmiando circa 50 m . Ma noi siamo ApuaneaPe.
Sono le 12:50, siamo arrivati, veramente soddisfatti per una escursione diversa dalle altre.
Imp: Tengo a precisare che i tempi, le distanze e le difficoltà esposte sono derivate da valutazioni puramente personali e non devono essere prese ne considerate come valide indicazioni.
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