
Fino all’ultimo sembrava che l’escursione programmata dal Presidente sul Monte Alto, con passaggio dalla cresta di Giannandrea, non destasse particolarmente interesse. Quando ormai sembrava inevitabile dover comunicare l’annullamento dell’uscita, quasi contemporaneamente, ecco che tre soci hanno deciso di partecipare.
Sono convinto che, alla fine, siano stati ben contenti della loro scelta, perché l’escursione si è rivelata davvero una delle più belle, sia per i paesaggi che ci ha regalato, sia per la suggestiva cresta di Giannandrea, sia per i colori tipici di questo periodo dell’anno. Il tutto accompagnato da una giornata semplicemente spettacolare, di quelle che in montagna ti fanno dimenticare anche la fatica.
Dopo circa un’ora e mezza di macchina arriviamo finalmente a Camporaghena, un antico borgo di montagna posto a circa 830 metri di altitudine, le cui origini risalgono al Medioevo. Il paese nacque anche per la sua posizione strategica, trovandosi lungo una delle antiche vie di collegamento verso il versante reggiano. Poco distante si trova il Passo dell’Ospedalaccio, il cui nome deriva proprio da un antico ospizio medievale che offriva riparo e assistenza ai viandanti che percorrevano queste montagne.
Sono circa le 8:30 quando entriamo in paese. Prima di iniziare la nostra escursione ci concediamo una breve sosta alla fontana del borgo, dove riempiamo le borracce e, naturalmente, ne approfittiamo per dare un’occhiata più da vicino a questo piccolo gioiello di montagna.
Cominciamo così a curiosare tra le sue viuzze, le volte e gli angoli caratteristici, soffermandoci in particolare sui bellissimi portali in pietra delle antiche abitazioni, ancora oggi intatti e capaci di raccontare un pezzo della storia del paese.
La loro bellezza non è casuale: testimonia la presenza, in un determinato periodo, degli scarpellini che vivevano proprio a Camporaghena e che avevano fatto della lavorazione della pietra una vera e propria attività, riuscendo a trasformare il duro lavoro delle loro mani in una fonte di sostentamento e, allo stesso tempo, lasciando al paese una preziosa eredità che ancora oggi possiamo ammirare.
E così, tra una fontana, qualche fotografia e le prime inevitabili battute del gruppo, lasciamo le tranquille vie di Camporaghena e ci prepariamo a iniziare la nostra avventura verso il Monte Alto...


Dalla fontana giriamo a sinistra e ci dirigiamo verso la chiesa, situata all’estremità del paese. Proseguiamo attraversando le caratteristiche stradine del borgo, ancora perfettamente integre, dove il tempo sembra essersi fermato e ogni angolo conserva il fascino autentico dell’antico paese di montagna.


Giunti alla Chiesa di San Pietro e Paolo, il sentiero le gira attorno per poi iniziare a salire attraversando i prati che si trovano alle spalle del paese. Ma, ovviamente, prima di proseguire non possiamo esimerci dal fare una breve visita all’interno della chiesa: una sbirciatina è d’obbligo, perché quando si passa davanti a un luogo così, la curiosità del gruppo ha inevitabilmente la meglio sulla voglia di iniziare a salire!


Attraversato un breve tratto di sentiero immerso nel boschetto, ci troviamo a passare tra piante di prugnolo che hanno ormai invaso i primi terrazzamenti, un tempo coltivati e oggi lentamente riconquistati dalla vegetazione.
Superati questi antichi terrazzamenti, improvvisamente il panorama si apre davanti a noi e la vista si allarga in tutta la sua bellezza. È uno di quei momenti in cui viene spontaneo fermarsi e guardarsi intorno: davanti a noi si presenta la catena che dal Monte Alto arriva fino al Monte Acuto, con Punta Bufanaro che si inserisce maestosa proprio nel mezzo, creando uno scenario che ripaga ampiamente della salita appena iniziata.


Continuiamo a salire abbastanza velocemente e, man mano che guadagniamo quota, il panorama si fa sempre più ampio. Ad un certo punto, davanti a noi compare anche il Monte La Nuda, ben riconoscibile, con il caratteristico Gendarme che si staglia sulla sua destra.
Un’altra bella sorpresa che ci accompagna durante la salita e che, come spesso succede in montagna, ci offre un buon motivo per fermarci un attimo… ufficialmente per ammirare il panorama, ma forse anche per riprendere fiato!

Finalmente iniziamo ad affrontare la cresta di Giannandrea. Il percorso, almeno nella prima parte, è abbastanza agevole e ci permette di procedere senza particolari difficoltà. Poi, poco alla volta, il sentiero cambia carattere e comincia a snodarsi tra le rocce, rendendo il percorso sicuramente più interessante, ma sempre in condizioni di sicurezza.
Ed è proprio da qui che la montagna comincia a regalarci nuove prospettive. In lontananza riusciamo a scorgere anche quella che sarà la nostra meta. A guardarla da questo punto di osservazione, però, viene quasi da sorridere: mai avremmo pensato che quella cima, apparentemente così lontana e difficile da raggiungere, fosse proprio la nostra destinazione!

Arrivati al Piccolo Ravaneto, il sentiero comincia a farsi decisamente più ripido e la pendenza aumenta, ma per fortuna non siamo particolarmente stanchi e affrontiamo questo tratto senza troppi problemi.


Alle 12:30 arriviamo finalmente alla selletta posta proprio sotto la cima. È un punto particolarmente interessante perché da qui partono diversi sentieri di cresta.


Il sentiero di cresta che faremo per il ritorno che ci condurrà al sentiero 102,

e il sentiero di cresta che porta a Pietra Tagliata e poi all'Alpe di Succiso.

Ormai la vetta è vicina e in pochi minuti raggiungiamo finalmente la cima. Qui ci concediamo la meritata pausa pranzo, godendoci il panorama e la splendida giornata.
Al termine del pranzo non poteva mancare la consueta foto di gruppo, che questa volta ci ritrae in un atteggiamento volutamente irriverente nei confronti del PeSegretario, il grande assente della giornata. Aveva infatti deciso di non partecipare, sostenendo che il caldo ci avrebbe fatto morire!
A dire il vero, il periodo era effettivamente molto caldo, ma, evidentemente, questa volta la montagna ha deciso di darci una mano: la giornata era fresca e piacevole, tanto che abbiamo potuto pranzare tranquillamente al sole.
Insomma, caro PeSegretario, forse questa volta il caldo assassino si era preso un giorno di ferie! Peccato per lui… e soprattutto peccato non essere stato dei nostri!

Da qui il panorama e notevole, il cielo terzo ci ha permesso di ammirare le nostra Alpi Apuane

e la cresta fino al Monte Acuto con Punta Bufanaro in primo piano.

Clicca sull'immagine per vedere il video.
Alle 13:50 decidiamo che è arrivato il momento di scendere e riprendiamo il nostro cammino lungo la cresta. Vista dall’alto, la discesa sembrava decisamente più impegnativa di quanto poi si sia rivelata: una volta iniziato il percorso, infatti, si è trasformata in un tratto divertente e decisamente piacevole.
Abbiamo dovuto prestare un po’ di attenzione soprattutto al primo tratto, che affrontato in discesa risultava abbastanza ripido, ma senza particolari difficoltà. La roccia era ben salda e soprattutto asciutta, permettendoci di procedere con sicurezza, anche se abbiamo notato che la corda d’acciaio presente qualche mese prima era stata rimossa.
Insomma, niente di particolarmente preoccupante: solo quel pizzico di attenzione in più che, su una cresta come questa, non guasta mai e che, alla fine, rende ancora più divertente la discesa.


Scendiamo senza particolari problemi, comunque prestando sempre attenzione, la cresta è veramente affascinante.


Al termine della parte rocciosa il sentiero scende più rapidamente, davanti a noi la vallata del Passo del Cerreto.

Alle ore 15:40 eravamo al bivio con il sentiero 102, facciamo una breve pausa, la stanchezza si fa sentire quindi ne approffitiamo per mangiare qualcosa e per commentare la vallata e una grande frana avvenuta poco tempo dietro.

Riprendiamo a scendere , il sentiero 102 è molto bello, scende gradatamente interamente all'interno del bosco. Alle 18:00 siamo arrivati al paese.

Una volta rientrati in paese ci soffermiamo a parlare con due abitanti del luogo, due signore molto anziane che, con grande disponibilità, iniziano a raccontarci la storia del paese, le sue tradizioni, gli usi di un tempo e alcune particolarità che, altrimenti, difficilmente avremmo potuto conoscere.
Ne nasce una lunga chiacchierata, piacevole e davvero interessante, durante la quale scopriamo un po’ di più sulla vita di chi ha abitato e ancora oggi vive in questi luoghi.
È stato un incontro del tutto inaspettato, ma proprio per questo ancora più bello, che ha aggiunto un tocco speciale alla nostra giornata. Un’escursione che era già stata di per sé bella e divertente si è così arricchita anche di un piccolo pezzo di storia vissuta e raccontata direttamente da chi questa storia l’ha conosciuta e vissuta.
Dati:
Lunghezza percorso: 9 Km (Clicca per vedere l'immagine )
Dislivello : m 1051 circa (Clicca per vedere l'immagine )![]()
Tempo totale cammino: 8 ore circa
Traccia gpx (Clicca per scaricare la traccia )
Distanze:
Camporaghena - Vetta Monte Alto 4:00 h
Vetta Monte Alto - Bivio con il sentiero 102 2:00 h
Bivio con il sentiero 102 - Camporaghena 2:00 h


