
Oggi sono partito da solo. Anche il mio fedele amico PeCustode ha preferito un buon piatto di panigacci, conditi chissà come, alla mia compagnia. In realtà, però, "solo" è una parola grossa: il percorso al Monte Pisanino per la Bagola Bianca è molto frequentato e lungo il cammino si incontrano numerosi escursionisti, quindi la compagnia non manca mai.
Dopo circa un'ora e venti minuti di auto raggiungo la Val Serenaia. Sono le 8:00 del mattino quando mi avvio insieme agli amici del CAI di Massa. La giornata è fresca e piacevole; inoltre, gran parte della salita si svolge all'ombra. Se non fosse per il calore prodotto dalla fatica, una felpa sarebbe stata più che gradita.
Il sentiero parte alle spalle del Rifugio Val Serenaia (1.059 m) e inizia subito a salire con decisione.

Fino a quota 1.400 metri il terreno è costituito prevalentemente da paleo e roccia. Nonostante ciò, grazie al continuo passaggio degli escursionisti, il tracciato è ben evidente e non presenta particolari difficoltà di orientamento ed insidie.
Raggiunta la cresta, il percorso diventa più divertente e panoramico. Il sentiero è sicuro e non richiede l'uso delle mani. Davanti a me procede un gruppo di escursionisti provenienti da Chiavari, non più giovanissimi e con un passo piuttosto prudente. Li supero senza difficoltà e li ritroverò più tardi al Rifugio Donegani, oltre un'ora dopo il mio arrivo: stanchi, ma con il sorriso di chi ha portato a termine una bella impresa.

So bene che mi attendono ancora circa 500 metri di dislivello, ma sono convinto che il tratto più interessante debba ancora arrivare.

Superato il primo rilievo, sostiamo in una piccola selletta e percorriamo una cengia sulla destra. Questa variante evita una crestina di una ventina di metri, piuttosto esposta e caratterizzata da roccia friabile. Tornati sulla linea di cresta, proseguiamo in costante salita fino a raggiungere il celebre tratto della Bagola Bianca.
Qui la cresta compie una svolta quasi ad angolo retto. Il passaggio è ampio e non desta particolari preoccupazioni. Il nome "Bagola Bianca" deriva dall'impressionante parete verticale che precipita verso la Val Serenaia, una grande muraglia di roccia chiara che colpisce immediatamente lo sguardo. Fortunatamente il percorso si sviluppa sul versante di Gorfigliano, dove il sentiero rimane sufficientemente largo e percorribile.


Oltre la Bagola Bianca la cresta si assottiglia sensibilmente. È il tratto che richiede maggiore attenzione. In alcuni punti ho dovuto abbassarmi e appoggiare una mano sulla roccia, non tanto per difficoltà tecniche quanto per il fortissimo vento che soffiava in quota. Restare completamente eretti sarebbe stato poco prudente.


Continuando lungo la cresta si raggiunge un punto apparentemente sbarrato da un salto roccioso. In realtà il sentiero devia sulla destra seguendo una cengia. Qui l'uso delle mani diventa utile per mantenere equilibrio e sicurezza, afferrando gli spigoli della roccia. Esiste anche una variante sulla sinistra, ma attraversa un canale erboso che abbiamo ritenuto più insidioso e scivoloso. La scelta della cengia rocciosa, seguita dalla maggior parte degli escursionisti, ci è sembrata decisamente più sicura.

Superato questo passaggio, la vetta è ormai vicinissima.
Alle 11:00 raggiungo finalmente la cima del Monte Pisanino (1.947 m), la montagna più alta delle Alpi Apuane. È una bellissima emozione. Peccato soltanto non poter condividere quel momento con un'abbraccio con gli amici, come spesso accade quando si conquista una vetta attraverso un itinerario nuovo. Probabilmente, PeCustode sta ancora cercando di smaltire quei benedetti panigacci...

Scatto qualche foto e decido di iniziare subito la discesa. Il vento è davvero troppo forte per fermarsi a mangiare in vetta e molti altri escursionisti prendono la stessa decisione.

Prima di ripartire, però, è impossibile rinunciare a uno sguardo al panorama. Verso il mare spiccano i magnifici tre Pizzi — Pizzo Maggiore, Pizzo di Mezzo e Pizzo dell'Altare — con il Monte Cavallo a fare da sfondo.

Dall'altra parte si apre la vallata di Gorfigliano e verso ovest la spettacolare Cresta Garnerone.


La discesa avviene lungo il Canale delle Rose, attraversando la zona dei Tre Pizzi fino a raggiungere Foce di Cardeto. Una rapida occhiata alla storica Buca della Neve e poi via nel lungo tratto boscoso che conduce nuovamente alla Val Serenaia.

Raggiungo il rifugio alle 15:50. Considerando circa quaranta minuti di soste complessive, la discesa mi ha impegnato per poco meno di quattro ore.
Devo ammettere che, prima della partenza, avevo qualche timore riguardo alle difficoltà dell'itinerario. Le mie perplessità si sono però dissolte rapidamente vedendo affrontare il percorso da escursionisti di ogni età e preparazione. Certamente è un itinerario che richiede attenzione e rispetto, ma senza le difficoltà estreme che talvolta gli vengono attribuite.
Alla fine della giornata sono tornato alla macchina pienamente soddisfatto. Ho vissuto una splendida esperienza in uno degli ambienti più affascinanti delle Alpi Apuane. Mi è mancata, però, la compagnia degli amici di ApuaneaPè: la condivisione delle emozioni, dei panorami spettacolari, delle discussioni lungo il cammino e, soprattutto, delle immancabili risate seduti sulla terrazza del Rifugio Donegani, con il Monte Pisanino davanti agli occhi a ricordarci perché continuiamo a tornare in montagna.

Dati:
Lunghezza percorso: Km 7,35 (Clicca per vedere l'immagine )
Dislivello : m 1000 circa (Clicca per vedere l'immagine )![]()
Tempo totale cammino: ore 6:40 circa
Traccia gpx (Clicca per scaricare la traccia )
Distanze:
Rifugio Val Serenaia - Cima Pisanino 2:30 h
Cima Pisanino - Foce Cardeto 2:40 h
Foce Cardeto -Rifugio Val Serenaia 2:10 h

