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Questa volta PePresidente ce l'ha fatta! Dopo diversi tentativi è finalmente riuscito a mettere in programma l'escursione sul Monte Cimone (2.165 m), la vetta più alta dell'Appennino Settentrionale. L'impresa più difficile, però, non è stata raggiungere la cima, ma convincere almeno due soci che 2 ore e 10 minuti di macchina per arrivare al punto di partenza fossero un sacrificio accettabile. Alla fine hanno ceduto... e, come hanno ammesso loro stessi a fine giornata, ne è valsa davvero la pena.

Alle 6:30 in punto partiamo dalla sede. Il viaggio procede abbastanza bene, anche se qualche piccolo inconveniente, come da tradizione, non manca mai. Raggiungiamo Fiumalbo alle 9:10, uno dei borghi più caratteristici dell'Appennino modenese. Prima di indossare gli scarponi ci concediamo una piacevole passeggiata tra le strette vie del centro storico e, soprattutto, una sostanziosa colazione a base di cornetti caldi e un ottimo caffè. Del resto, ogni escursionista sa bene che una buona salita comincia sempre con una buona colazione!

Alle 9:40 arriviamo a Doccia del Cimone, pronti a iniziare l'escursione. Più che un vero paese, Doccia del Cimone è una tranquilla località immersa nel verde, dotata di un'ampia area picnic e dell'agriturismo L'Alpe di Sara, punto di riferimento per gli escursionisti che frequentano questa zona del Cimone.

Percorriamo poche centinaia di metri di strada asfaltata e imbocchiamo subito il sentiero CAI 487.  Il sentiero percorre una strada forestale. Le pendenze sono modeste e la camminata è piacevole; l'unica vera difficoltà è scansare i numerosi biker che, partendo da Casone del Cimone arrivano fin qui a Doccia  sfrecciando a tutta velocità.

 

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Dopo pochi minuti di cammino incontriamo uno degli elementi più caratteristici dell'Appennino modenese: le Capanne Celtiche di Doccia del Cimone.

Appena le vediamo ci fermiamo incuriositi ad osservare queste particolari costruzioni in pietra, che sembrano arrivate direttamente da un passato lontano. In realtà la loro storia è più complessa e affascinante di quanto possa suggerire il nome.

Secondo gli studiosi, si tratta di antichi edifici rurali tradizionali di montagna, che conservano tecniche costruttive tramandate nei secoli e caratteristiche che richiamano culture molto antiche, anche se non esistono prove archeologiche definitive che possano farle risalire direttamente all'epoca celtica.

La loro particolarità è sicuramente il caratteristico tetto a gradoni o "a scala", realizzato con una struttura molto ingegnosa: una copertura in paglia di segale protetta da lastre di arenaria, sostenuta da robusti muri in pietra locale. Questa particolare conformazione permetteva di difendere la paglia dai forti venti della montagna e, allo stesso tempo, rendeva possibile salire sul tetto per effettuare le necessarie riparazioni.

Il termine "capanne celtiche" deriva dal fatto che costruzioni con caratteristiche simili sono presenti anche in alcune zone d'Europa un tempo abitate da popolazioni celtiche, come Irlanda e Scozia. Inoltre, nel territorio del Frignano sono documentate antiche presenze dei Celti e dei Liguri Friniati.

È noto infatti che tra il IV e il III secolo a.C. alcune popolazioni celtiche migrarono verso la Pianura Padana, dando origine alla cosiddetta Gallia Cisalpina, per poi essere progressivamente integrate e romanizzate dopo la conquista romana.

 

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Dopo circa un'ora di cammino arriviamo al punto dove il sentiero lascia la strada per svoltare a sinistra per Apicella del Cimone dove in effetti inizia il sentiero di cresta.

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Dopo circa 10 minuti di salita raggiungiamo finalmente la cresta e imbocchiamo il sentiero CAI 485. Il paesaggio cambia completamente: lasciamo alle spalle il bosco e ci troviamo su un'ampia dorsale erbosa, dove il cammino diventa più aperto e piacevole.

La cresta del Cimone in questo tratto è larga e agevole, quasi una balconata naturale affacciata sull'Appennino modenese. Il passo rallenta spontaneamente perché lo sguardo viene continuamente attirato dal panorama che si apre davanti a noi. Da questa posizione iniziamo già ad ammirare una splendida vista sulle montagne circostanti. Tra le cime che catturano maggiormente la nostra attenzione spicca il Monte Giovo.

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 Proseguiamo lungo il sentiero CAI 485 per altri quindici minuti circa, fino a raggiungere il Balzone, un punto panoramico dove decidiamo di concederci una breve pausa.

Come spesso accade durante le nostre escursioni, una semplice sosta diventa anche un'occasione per riscoprire la storia dei luoghi che attraversiamo. Con l'aiuto di un biker, che conosce molto bene questa zona, iniziamo infatti a cercare di individuare sul versante opposto il tracciato seguito durante la nostra precedente esperienza lungo la Via Vandelli.

Il nostro obiettivo è riconoscere da lontano il percorso fatto, capire dove si trovava l'antico abitato de La Santona e ricostruire mentalmente l'itinerario seguito in quell'altra avventura. È sempre emozionante guardare una montagna da una prospettiva diversa e riuscire a collegare i luoghi osservati con i passi già percorsi. Riprendiamo il cammino intorno alle 11:30. Davanti a noi ormai la meta è ben visibile: la sagoma del Monte Cimone.

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Alle 12:50 raggiungiamo finalmente la vetta del Monte Cimone. Dopo la salita, il primo elemento che cattura la mia attenzione non è il panorama, come ci si potrebbe aspettare, ma una piccola costruzione dalla forma particolare che spicca sulla cima: una struttura rotondeggiante in pietra.

Si tratta della Cappella della Madonna della Neve, un piccolo santuario votivo costruito proprio sulla vetta del monte.

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Arrivati finalmente in cima, devo ammettere che provo una sensazione contrastante. Da una parte c'è la soddisfazione di aver raggiunto la vetta del Monte Cimone, il punto più alto dell'Appennino Settentrionale; dall'altra rimango un po' colpito, e forse anche leggermente infastidito, nel vedere le numerose strutture presenti proprio sulla sommità del monte, che inevitabilmente modificano l'aspetto naturale della cima.

La presenza di queste costruzioni, però, ha una storia precisa e nasce da esigenze scientifiche e militari. Già nel 1892 sulla vetta venne realizzata una prima struttura scientifica destinata allo studio dei fenomeni elettrici atmosferici

Nel 1939 venne costruito un rifugio intitolato a Gino Romualdi, che nel 1954 entrò a far parte delle strutture dell'Aeronautica Militare, trasformando progressivamente la vetta in un importante centro di osservazione.

Nel 1991 l'osservatorio venne ristrutturato dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dedicato a Ottavio Vittori, scienziato italiano esperto di fisica dell'atmosfera.

Oggi le strutture dell'Osservatorio Ottavio Vittori e quelle dell'Aeronautica Militare costituiscono un unico complesso scientifico-tecnologico, dedicato allo studio dell'atmosfera, del clima e dei fenomeni meteorologici.

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Ci facciamo una foto davanti alla statua in bronzo che rappresenta una Madonna con il Bambino, dedicata alla Madonna della Neve, e diamo un'occhiata con il cannochiale sulla valle per vedere i luoghi del viaggio lungo la Vandelli.

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Arrivati al momento più atteso della giornata, quello della pausa pranzo, ci sistemiamo cercando un po' di riparo dal sole e scegliamo come appoggio il bordo della Cappella.

In realtà, il timore di soffrire il caldo si rivela infondato: se nelle vallate sottostanti le temperature sono decisamente elevate, lassù il clima è completamente diverso. Un piacevole venticello accompagna la nostra sosta e l'aria fresca della quota permette tranquillamente di godersi il pranzo anche al sole, senza dover necessariamente cercare l'ombra.

Alle 14:00 riprendiamo il cammino e scendiamo lungo il sentiero di cresta 447 passando dal Cimoncino. Dietro di noi il complesso dell'osservatorio.

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Adesso il percorso cambia completamente volto e diventa davvero entusiasmante. Lasciamo alle spalle la zona più alta e rocciosa della montagna e iniziamo a camminare immersi in un ambiente molto più aperto e rilassante.

Il sentiero attraversa prati verdissimi, ampi pendii dove il silenzio della montagna è interrotto soltanto dal rumore dei nostri passi e dal vento che accarezza l'erba. È uno di quei tratti in cui viene spontaneo rallentare il passo per godersi appieno il paesaggio.

Davanti a noi si apre uno spettacolo magnifico: la lunga e caratteristica sagoma della catena del Libro Aperto, una delle formazioni montuose più suggestive dell'Appennino modenese, domina l'orizzonte.

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Alle 15:20 siamo  a Sella del Monte La Piazza, qui abbandoniamo il sentiero 447 che ci portava al Libro Aperto e seguiamo il sentiero 489 che scende rapidamente a Doccia del Cimone.

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Dopo una decina di minuti il sentiero abbandona i prati aperti e si immerge nuovamente nel bosco, la frescura dell'ombra ci regala un piacevole sollievo. Lungo il percorso incontriamo prima un faggio secolare, un vero monumento naturale e proseguendo arriviamo alla "Fonte di Rossano", una piccola testimonianza dedicata alla memoria di un ragazzo del 1961, tragicamente scomparso dopo essere stato travolto da una valanga.

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Da questo punto in poi il percorso diventa decisamente più tranquillo: la pendenza diminuisce e camminare diventa un vero piacere. 

Durante la discesa, però, la nostra attenzione viene attirata da una costruzione decisamente particolare. Tra gli alberi compare infatti una grande struttura in pietra di arenaria: un muro imponente, largo e molto lungo, che ci lascia tutti un po' perplessi.

La domanda nasce spontanea: "Ma cos'è? E soprattutto, a cosa serviva?"

Come spesso accade nelle nostre escursioni, parte subito la fase delle ipotesi spesso particolari.

La realtà, però, è molto meno misteriosa ma altrettanto interessante. Il cosiddetto "Muraglione di Doccia" non è un'opera antica, ma una struttura realizzata nei primi decenni del Novecento con una precisa funzione idraulica.

La sua costruzione aveva lo scopo di proteggere facendo da barriera il territorio di Doccia del Cimone e soprattutto l'abitato di Fiumalbo dalle violente piene del Rio Cella, un torrente di montagna che, durante i forti temporali o nei periodi di disgelo, poteva aumentare rapidamente la propria portata causando erosioni e allagamenti.

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Con questa domanda senza risposta rimaniamo fino alla fine del viaggio e durante la discesa non mancano le interpretazioni della funzione di tale costruzione di Pesegretario che obbliga PeCustode ad ascoltarlo, con interpretazioni al limite della razionalità è arrivato a dire che sia una costruzione aliena. mah. Sotto riprende PeSegretario nell'intenzione di convincere PeCustode.

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Arriviamo a Doccia del Cimone sono sono circa le 17:00, ci rinfreschiamo da una fontanella nella zona picnic e rietriamo . Purtroppo ci aspetta due ore di macchina per arrivare a casa ma l'escursione ne valsa la pena, abbiamo visto panorami bellissimi e percorso sentieri antichi come questo lungo tratto sotto riportato.

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Dati: 

Traccia

Lunghezza percorso:  Km 11,7  (Clicca per vedere l'immagine )

 

Dislivello :   m 915 circa   (Clicca per vedere l'immagine )Altimetria

    

OrologioTempo totale cammino:   ore 5:50 circa

GPX

Traccia gpx   (Clicca per scaricare la traccia )

 

 

Distanze:

Doccia del Cimone - Apicella del Cimone                                      1:30 h

Apicella del Cimone    - Vetta del Monte Cimone                          1:30 h

Vetta del Monte Cimone - Sella Monte La Piazza                         1:20 h

Sella Monte La Piazza -  Sella Monte La Piazza                          1:30 h