Lo scopo di questa escursione era semplice ma affascinante: raggiungere e ammirare le spettacolari marmitte naturali presenti nel Canale di Cerignano.
Alla partenza non eravamo in molti, e sinceramente è stato un peccato, perché la gita si è rivelata davvero bella, interessante e ricca di panorami straordinari.
Partiamo dal Biforco alle ore 08:00, dopo aver parcheggiato le macchine. Nemmeno il tempo di infilare gli zaini che PeCustode cattura immediatamente l’attenzione del gruppo per illustrarci, con orgoglio quasi commovente, la perfezione con cui lui e PeSegretario avevano installato il palo della segnaletica dei sentieri.
Per almeno un quarto d’ora siamo stati sottoposti ad una dettagliata conferenza tecnica: consolidamento della struttura, tipologia della vernice, inclinazione del palo, dimensione dei numeri, metodologia di fissaggio… probabilmente mancava soltanto il collaudo statico firmato da un ingegnere.
A quel punto gli abbiamo gentilmente fatto notare che non eravamo venuti lì per santificare il palo, e dopo avergli spiegato con estrema diplomazia che stava “rompendo i maroni”, siamo finalmente partiti.
Naturalmente, prima di muoverci, ha preteso una foto ufficiale vicino all’opera, con l’obbligo tassativo che le frecce fossero ben visibili.
Seguiamo la via di cava che costeggia il canale per circa mezz’ora, fino al punto in cui il sentiero 36 svolta deciso a destra, attraversa il canale e inizia a salire lungo la vecchia strada di lizza.
La lizza ci conduce verso una cava ormai abbandonata. Il percorso è ampio e sicuro e, man mano che saliamo, si apre davanti a noi la splendida valle di Forno, purtroppo profondamente segnata dall’utilizzo smisurato delle mine nei primi decenni del Novecento. Una ferita ancora evidente nel paesaggio apuano.
Dopo circa un’ora e venti di cammino arriviamo alla fonte, poco prima della cava Bore-Cerignano. Qui si incrocia il sentiero 161, proveniente da Celia Caldia attraverso il Canale dei Canaletti e diretto verso Resceto passando dal Castagnolo.
Facciamo una breve pausa per rinfrescarci e inevitabilmente il pensiero corre al nostro PeVecio che, durante una passata escursione, rischiò una memorabile congestione. In quel momento pensammo seriamente di perderlo per sempre.
A dire il vero avevamo anche valutato l’idea di seppellirlo lì: bisogna ammettere che il posto sarebbe stato davvero panoramico.
Riprendiamo il cammino e davanti a noi compare la cava di Bore-Cerignano.
Alle 9:30 raggiungiamo la cava.
Da qui, aiutandoci con una corda, superiamo un ripido passaggio che ci permette di raggiungere il sentiero superiore diretto verso Foce Vettolina.
Ormai siamo vicini alla Foce Vettolina.
Qui lasciamo il sentiero 36 e proseguiamo sul 170, che inizia gradualmente a scendere.
Lungo il percorso si intravede la vecchia casa del pastore Evaristo, ormai abbandonata. Anni fa ci fermammo lì e comprammo anche del formaggio. PeCustode ancora oggi sostiene di ricordare perfettamente “quel sapore intenso di capra”.
Davanti a noi si apre uno spettacolo magnifico: la cresta del Cavallo, il Contrario e il Grondilice dominano il panorama. Solo questa vista ripaga completamente della fatica della salita.
Nei pressi della Vettolina decidiamo di fare una breve pausa.
Anzi, a dire il vero, una pausa interminabile. Tutto a causa della foto di gruppo.
Il problema era PeSambuca. Nonostante l’autoscatto fosse impostato a più di dieci secondi, non riusciva in alcun modo a posizionarsi correttamente davanti all’obiettivo: in ogni tentativo compariva rigorosamente di schiena. Un bradipo probabilmente sarebbe stato più rapido e coordinato.
Alla fine è dovuto intervenire il PePresidente che, grazie alla sua proverbiale atletica, è riuscito nell’impresa.
Anzi, è stato talmente veloce che, nell’attesa dello scatto, ha avuto anche il tempo di concedersi un breve pisolino.
Ripartiamo e dopo circa venti minuti, alle 11:10, raggiungiamo il canale. In questo tratto il sentiero è un po’ esposto e in discesa occorre fare attenzione a non scivolare.
Naturalmente PeCustode aveva già iniziato a prendere le misure per proporre al CAI l’installazione di una fune d’acciaio.
Scendiamo nel canale cercando di avvicinarci alla marmitta: una splendida pozza d’acqua color smeraldo che fa venire una gran voglia di tuffarsi.
Il sentiero risale poi per circa duecento metri fino a raggiungere Case Carpano.
Da qui possiamo osservare gran parte del percorso già compiuto sotto il Monte della Mandriola..
Alle 11:50 arriviamo a Case Carpano, quota 1048 metri, e ci fermiamo per pranzo.
Dobbiamo mangiare abbastanza velocemente perché le previsioni annunciavano possibili piogge nel pomeriggio, anche se per il momento il tempo sembra ancora reggere bene.
Alle 13:10, dopo una pausa pranzo di un’ora e venti — evidentemente molto più “breve” nella nostra personale concezione del tempo — riprendiamo la discesa.
Il sentiero 167 attraversa inizialmente il paleo del Canale degli Alberghi, poi incontra la lizza che ci riporta verso il Biforco.
La discesa rimane immersa nella Valle degli Alberghi e, alzando lo sguardo, possiamo vedere la Casa degli Alberghi sotto le imponenti pareti del Contrario.
L’ultimo tratto lo percorriamo lungo il Canale del Fondone.
Alle 15:00 siamo nuovamente alle macchine, stanchi ma decisamente soddisfatti della giornata.
Per dimostrare definitivamente che quanto detto sulle capacità atletiche di PeSambuca corrisponde alla pura verità, ecco la prova fotografica del settimo tentativo di autoscatto.
Ma vi rendete conto con chi mi tocca andare in montagna?

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Dati
Data 4 Maggio 2025
Lunghezza percorso: Km 10,8 Km
Dislivello : m 828 circa
tempo totale cammino: ore 5:30 circa
Distanze:
Biforco - Bivio Castagnolo (Fonte) 1 :20 h
Bivio Castagnolo - Foce Vettolina 40 m
Foce Vettolina - Canale di Cerignano (Marmitta) 1:10 h
Canale di Cerignano - Case Carpano 30 m
Case Carpano - Biforco 1:50 h




























