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Dopo tre anni siamo finalmente tornati a riunirci per eleggere il PePresidente di ApuaneaPe: incarico prestigioso, certo, ma anche gravato da enormi responsabilità, sacrifici e una dedizione alla causa che rasenta il voto monastico.

Il PePresidente uscente si è naturalmente ricandidato e, nei giorni precedenti all’elezione, ha condotto una campagna elettorale tanto intensa quanto convincente… qualcuno malignamente sostiene addirittura ai limiti del ricatto psicologico. Del resto, tra promesse di future escursioni epiche, brindisi strategici e velate allusioni a favori "comunali", era difficile sottrarsi al suo irresistibile pressing.

Nonostante ciò, il risultato appariva tutt’altro che scontato. Aleggiava infatti il timore di qualche “tiratore franco”, pronto a uscire allo scoperto all’ultimo momento con promesse mirabolanti e tentare il clamoroso ribaltone. Il PePresidente, uomo d’esperienza e di sottile astuzia politica, aveva però già studiato la sua mossa decisiva.

Sfruttando il fatto di essere ancora in carica, ha introdotto una clausola destinata a cambiare per sempre il corso della storia associativa: il futuro PePresidente sarebbe stato obbligato a preparare le cene durante le riunioni sociali.

A quel punto il destino era segnato.

Il risultato finale ha sancito la sua rielezione quasi all’unanimità. In fondo, nessuno se l’è sentita di rischiare di perdere menù prelibati come quello che stavamo gustando quella sera. Perché va bene la democrazia, va bene il rinnovamento… ma davanti a certi piatti anche il più acceso spirito rivoluzionario finisce inevitabilmente per arrendersi.

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È stato poi appurato che il socio PeSambuca nutriva serie e ambiziose intenzioni di diventare PePresidente. Pare infatti che, nei giorni precedenti, avesse tramato nell’ombra con alcuni soci, organizzando un raffinato tentativo di sgambetto politico ai danni del PePresidente in carica.

Le sue speranze, però, si sono sciolte lentamente davanti al secondo piatto: una monumentale piramide di coniglio alla cacciatora con polenta, il tutto generosamente annaffiato da ottimo vino e concluso con un dolce a base di chiacchiere che, ironia della sorte, ha spento sul nascere ogni ulteriore chiacchiericcio elettorale.

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